
Si arriva a Bova percorrendo ripidi tornanti da cui il panorama diventa sempre più bello.
Arrivati in paese, lasciata la macchina, si continua a salire a piedi in cima al castello, da li la vista lascia senza fiato, il borgo ai vostri piedi, il mar Ionio in fondo, la Sicilia e l’Etna difronte, l’Aspromonte alle spalle.
Bova è un paese abitato dalla preistoria ma quello che oggi lo caratterizza più di tutto è il fatto di essere il più grosso centro abitato dell’aria grecanica di Calabria.
Bova, come gran parte della Calabria, faceva parte della Magna Grecia. Ma qui non si tratta solo di reperti archeologici, la cultura greca è ben presente e la lingua ne è la prima espressione.
Avete capito bene, a Bova si parla greco antico, la lingua di Omero, simbolo d’identità e appartenenza ad una cultura millenaria, gelosamente custodita ed oggi condivisa, con fierezza dagli abitanti, nelle tradizioni e nella cucina.
La grecità di Calabria ha superato i secoli e gli ostacoli, conservata nell’intimità delle case anche durante il fascismo quando era assolutamente proibito usarla e in nome della Nazione si cercava di soffocare tutte le culture minoritarie.
Da Bova si parte a piedi per fare trekking, ci si ferma più giorni per esplorare l’area grecanica della Calabria, si visita perché è uno dei borghi più belli d’Italia.
Sulla piazza, seduti davanti al bar, si discute e si beve un caffè, una birra, con altri viaggiatori di passaggio o con la gente del posto, guardando l’immensa locomotiva a vapore che trona sulla piazza come se anche lei fosse arrivata fin lì per smettere di correre.
Le guide sul posto vi faranno scoprire il loro borgo, le curiosità e gli aneddoti, apriranno le chiese, condividendo con entusiasmo l’amore per il loro territorio.
Bova non è solo un borgo, è un’ immersione nella Calabria più autentica
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