
Quando si giunge all’estremo sud della penisola italiana, una fermata a Scilla diventa obbligatoria.
Scilla non è solo un borgo.
La punta della Calabria è già un po’ Sicilia: lo Stromboli all’orizzonte veglia su questo tratto di costa con il suo cappello di fumo perennemente in testa, come se stesse pacatamente riflettendo sul da farsi.
Fa pensare ai pescatori quando osservano il mare.
Poi c’è il pilone, lì in alto, che con qualche chilometro di cavi elettrici è stato per decenni il punto di contatto fisico tra la Calabria e la Sicilia.
Ma ciò che, più di ogni altra cosa, si impone allo sguardo appena arrivati è il Castello dei Ruffo di Calabria. Arroccato sulla punta dello sperone roccioso che si affaccia sul mare, racconta di storia e di famiglie nobiliari. Ai due lati del castello si aprono due realtà diverse: da una parte Marina Grande, con la sua spiaggia, il lungomare e tutto ciò che una località balneare offre ai turisti; dall’altra Chianalea, il quartiere dei pescatori, con le case nell’acqua, i vicoletti, le scalinate e le barche che non sono lì per le foto dei visitatori, ma escono in mare per la pesca, in particolare quella del pesce spada.
E anche chi non ha mai visto Scilla e non sa nemmeno dove si trovi ha sentito parlare del mito di Scilla e Cariddi, i mostri che, da un lato e dall’altro dello Stretto di Messina, non lasciavano scampo alle imbarcazioni che si avventuravano in questo tratto di mare tra Calabria e Sicilia.
Scilla, mostro di terra, attirava le barche verso gli scogli della Calabria conducendole alla distruzione; Cariddi, mostro marino, inghiottiva nei suoi vortici al largo della Sicilia chi era riuscito a superare Scilla. Probabilmente frutto delle forti correnti che rendono complessa la navigazione, il mito ha superato i confini di questo piccolo angolo di Mediterraneo.
Ci sono luoghi che è facile descrivere: Scilla non è tra questi.
Qui bisogna fermarsi, mangiare un panino al pesce spada guardando il mare all’ombra del castello, ascoltare le onde che si infrangono sulle case di Chianalea, sentire i profumi del cibo uscire dalle finestre all’ora dei pasti.
Scilla è quell’insieme di sensazioni intime e personali da cui nasce il ricordo di un viaggio speciale.
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